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568 resti, ma solo 58 hanno un nome

A Cargnacco 3293 caduti, costruita una seconda cripta

568 resti, ma solo 58 hanno un nome. Riposeranno accanto agli altri 3293 che inumati nella cripta del tempio di Cargnacco. Anzi, fra pochi giorni saranno definitivamente collocati nella nuova cripta che č in via di ultimazione. Altri 2500 si trovano al Tempio Ossario di Udine e a Redipuglia. Anche queste salme saranno portate a Cargnacco. Ma ne restano ancora tantissime in attesa di una degna sepoltura. Dei circa 250 mila soldati che hanno fatto parte della campagna di Russia i morti sono 95 mila, dei quali circa 25 mila deceduti nelle marce e 55 mila nei campi di concentramento. In particolare quest'ultimo rappresenta un dato agghiacciante. Dai vari campi di prigionia (Germania, Usa, Inghilterra, Jugoslavia) sono ritornati circa il 90 per cento dei prigionieri, dalla Russia solo il 14 per cento.

Dalla Russia per riposare in Patria

Sono rientrate 568 salme di soldati italiani

Ingresso della cripta del tempio ai caduti in Russia di Cargnacco: la cerimonia ufficiale per l'arrivo in Patria dei resti di 568 soldati italiani č gią terminata all'aeroporto di Rivolto. Le casse, a bordo di veicoli della Brigata Pozzuolo, raggiungono in forma privata Cargnacco e vengono scaricate dai lancieri di Novara sotto lo sguardo di un unico spettatore. E' un vecchio alpino, cappello con la penne in testa che si regge con un bastone e saluta militarmente una ad una le casse che passano dannati a lui per essere deposte nella cripta. I giovani lancieri lo guardano con un misto di ammirazione e sorpresa. Ecco, questa immagine, nella sua semplicitą rende meglio di ogni altra il senso della giornata di ieri, e di altre che verranno.
Il ritorno dei resti dei soldati caduti in Russia non č una celebrazione, ma il giusto e doveroso omaggio e ricordo a tantissimi giovani, circa 95 mila, morti nella campagna di Russia. A Rivolto altri reduci avevano aspettato, commossi, l'atterraggio del C-130 del 46° stormo di Pisa, decollato dalla base militare di Chkalovski, nei pressi di Mosca, che riportava in patria i resti di 568 militari riesumati da vari cimiteri campali in Ucraina. Rodolfo Hofer ha scritto un libro sulla tragedia dell'Armir, il corpo di spedizione militare italiano inviato in Russia, accentrando la sua attenzione sul calvario dei prigionieri del fronte russo: 70 mila, dei quali sono 10 mila sono tornati.
«Si, sono commosso e la mia č anche una soddisfazione amara nel vedere finalmente ritornare in patria questi caduti. Per 50 anni i vari governi succedutisi alla guida del paese hanno ignorato i 95 mila caduti italiani in Russia e soprattutto la sorte dei tantissimi prigionieri morti nei campi di concentramento». Con gli ufficiali del Comando della Regione Friuli Venezia Giulia che ha organizzato l'arrivo delle salme, c'č anche un colonnello della Julia.
«Ecco - dice a voce alta Hofer - gli alpini anche oggi sono delle pietre miliari. La loro disponibilitą, il loro coraggio e capacitą sono encomiabili. Sono un esempio per i giovani».
Guido Coos, classe 1921, di Tarcento porta le insegne dell'8° alpini della Julia.
«Spero che fra questi resti ci sia qualcuno dei tantissimi compagni che ho visto cadere attorno a me quando combattevo, come caposquadra, sull'ansa del Don. A Nikolajevka c'ero anch'io e per tutti i 1100 chilometri di ritirata a piedi», dice con la voce rotta dall'emozione. «Ho fatto anche la campagna di Grecia - continua - Gią, motorizzati a pič, come dice la canzone, ma io le canzoni degli alpini le ho vissute tutte sulla mia pelle. E il "capitan della compagnia" č morto sotto ai miei occhi, č la medaglia d'oro Chiaradia, di Sacile, aveva il ventre squarciato dalla mitraglia...».

U.S.

articoli pubblicati sul Gazzettino del 3/10/2003

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