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L'ULTIMO GIURAMENTO DELLA LEVA
Gli alpini dell’11° blocco delle reclute dell’8° reggimento chiudono una fase storica

Cividale. Qualche lacrima di emozione. Dal comandante delle truppe alpine, generale di corpo d'armata Bruno Iob, ai tanti alpini dell'Ottavo che esibivano con orgoglio le insegne del loro leggendario reggimento, dal sindaco di Cividale, Attilio Vuga, ai parenti dei 153 volontari in ferma annuale che hanno gridato "lo giuro".
Commozione per una storia che si chiude. Quella della leva militare obbligatoria. Quella della "naja".
Ieri, nel campo sportivo adiacente alla caserma Francescatto che ospita l'8° reggimento della Brigata Julia si è svolta l'ultima cerimonia pubblica del giuramento delle reclute in Italia. Da oggi i nuovi soldati giureranno al termine del corso di formazione, nella saletta del comando.
Non è stato un caso che questo ultimo atto della svolta epocale rappresentata dalla professionalizzazione dell'esercito si sia svolto a Cividale, con protagonisti gli alpini. Friuli e penne nere: un rapporto strettissimo, valori che si intrecciano sotto il tricolore. Dedizione, sacrificio, disponibilità, solidarietà, onore.
«Ricordatevi sempre dei 25 mila alpini morti per la Patria, perché noi avessimo un futuro migliore, di democrazia e libertà. Ricordatevi sempre dei valori che hanno contraddistinto e contraddistinguono l'essere alpini». Il colonnello Villi Lenzini, da sei anni ottimo comandante del reggimento (un record nell'esercito italiano) è il celebrante ideale di questo ultimo rito. Le sue parole, misurate e accalorate colpiscono tutti i circa cinque mila presenti. Le mascelle delle reclute schierate si serrano nell'emozione, come quelle dei reparti di rappresentanza del reggimento, gli storici battaglioni (Gemona, Tolmezzo, Cividale), le leggendarie compagnie (Tigri, Fulmine...).
«Abbiamo temuto che oggi si potesse anche chiudere la storia dell'Ottavo - ha detto il sindaco di Cividale, Attilio Vuga - abbiamo sostenuto con ostinata energia la causa dell'alpinità friulana, con l'aiuto delle istituzioni pubbliche e delle genti venete e friulane. Le recenti assicurazioni sulla permanenza del reggimento ci rassicurano, ma non ci fanno abbassare la guardia perché questo reparto sia pienamente operativo». Vuga ha ricordato anche che Riccardo di Giusto, il primo caduto italiano nella prima guerra mondiale apparteneva proprio all'Ottavo. «Onorate il cappello che portate - ha concluso - nel servizio militare, a garanzia delle istituzioni democratiche, con l'auspicio di un futuro di pace e, con l'allargamento dei confini dell'Unione europea, di sempre migliori rapporti con gli stati vicini».
Le 153 reclute provengono da tutt'Italia, 90 dalle regioni del Nord (una trentina dal Friuli) il resto dal sud e dalle isole. Sono l'11° blocco, l'ultimo dell'esercito di leva. Dopo di loro ci saranno solo i volontari, i professionisti delle nuove Forze armate.
«Il servizio di leva - ha sottolineato il comandante delle truppe alpine, Bruno Iob - ha acquisito grandissimi meriti nei confronti del paese, svolgendo un ruolo di primo piano nella sua costruzione e nel suo sviluppo. Ha contribuito in modo determinante a creare, anche a costo di immani sacrifici, l'identità nazionale e a far crescere negli italiani un comune senso di appartenenza».
Lo schieramento dei nuovi alpini dell'Ottavo si è sciolto con il grido del motto "Mai daur", mai indietro, l'alpino, infatti è abituato ad andare avanti, anche nella storia.

Umberto Sarcinelli

articolo pubblicato sul Gazzettino del 16/01/2005

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