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ALPINI, LA SVOLTA EPOCALE
Discorso tenuto dal col. Villi Lenzini in occasione dell'ultimo giuramento
dei soldati di leva
Alpini dell'8°, a
volte pur senza particolari meriti personali, la vita ci rende testimoni o
attori di avvenimenti di valenza epocale, come il giuramento per l'ultima
volta degli alpini di leva, figli di quell'esercito di popolo che
dall'unità d'Italia nel 1872 ad oggi hanno servito e difeso le nostre
terre, hanno servito e difeso il nostro popolo, hanno servito e difeso la
nostra patria.
È a quell'esercito di popolo che è stato chiesto di pagare il prezzo della
libertà di cui oggi tutti godiamo; ora volontà politica e necessità
tecnico-economiche hanno affidato dal 1° gennaio 2005 i compiti
istituzionali della difesa ad un Esercito di volontari. Il giuramento è
forse l'unico atto che unisce nel mondo intero, sotto ogni simbolo o
bandiera chi intende porre la propria persona al servizio della comunità o
di un ideale.
Gli alpini giurano fedeltà al più elevato e significativo di questi
simboli: il tricolore, la Bandiera di guerra del nostro reggimento,
vessillo tra i più decorati d'Italia.
Riflettete per un momento: tutto ciò che abbiamo, tutto ciò che
desideriamo sono il frutto del lavoro e del sacrificio di migliaia di
giovani che hanno dovuto combattere e troppo spesso morire affinché oggi
possiamo liberamente esprimerci, lavorare, viaggiare, vendere, comprare ed
anche, purtroppo, dimenticare o dileggiare il loro sacrificio.
Alpini dell’11° 2004, le anime di 25.000 ragazzi della "Julia", caduti per
la nostra patria sono simbolicamente avvolti da questo tricolore. Essi non
hanno gioito delle loro gioventù, non hanno avuto una loro famiglia, non
hanno fatto in tempo a progettare la loro vita, ne tanto meno avevano il
telefonino o sono mai entrati in una discoteca ma ci hanno regalato con il
loro umano sacrificio ciò di cui oggi noi dobbiamo andare orgogliosi e
fieri: la pace e la libertà di dire e fare ciò che più ci interessa.
Purtroppo non accadrà mai più di potersi rivolgere in tal maniera ai
giovani italiani chiamati al servizio della Patria perché è l'ultimo
giuramento dell'Esercito di leva, è l'ultimo giuramento degli Alpini che
il generale Perucchetti volle, che il generale Cantore esaltò, che la
Russia immortalò nella storia, che la Repubblica volle tra i suoi figli
migliori ad operare nelle prime operazioni di pace italiane nel mondo.
Oggi straordinariamente il termine "ultimo" diventa un titolo onorifico un
passaporto per la storia delle truppe alpine. Questo giuramento fatto in
un paese, in una Patria libera non può e non deve dimenticare i cupi
tamburi di guerra che rullano all'orizzonte del mondo: il sì alla
democrazia sia anche un no alle dittature, il sì alla difesa delle
istituzioni sia anche un no alle mafie e alle illegalità, il sì alla
difesa della pace sia anche un no alla violenza gratuita e al terrorismo.
Il sì sia la rappresentazione dello slancio e della generosità dei giovani
in uniforme verso le mani tese che dal fango del Sud Est asiatico o
all'assetata Africa si tendono verso l'occidente più fortunato e più
ricco.
Villi Lenzini
articolo pubblicato
sul Gazzettino del 18/01/2005


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