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Notizie
varie
I reduci: «Ci sentiamo abbandonati
dallo Stato»
Si sentono abbandonati
dallo Stato. Non lo dicono, forse per orgoglio. Ma lo si legge
chiaramente in quei volti che le sofferenze più del tempo hanno solcato
di rughe, che la delusione è tanta.
Nessun politico dello Stato era presente ieri a Rivolto, ad accogliere
le 380 salme di italiani caduti in Russia durante la seconda guerra
mondiale.
I sette reduci che hanno assistito alla cerimonia organizzata dal
Comando militare regionale del Friuli Venezia Giulia si sentono ignorati
dal Governo. «E' un affronto - dichiara con toni pacati uno di loro -
che viene fatto non solo alle salme che oggi rientrano in patria, ma ai
quasi 100 mila caduti in Russia». Sì, perché, simbolicamente, i resti
senza nome contenuti nella piccola urna contrassegnata dal numero 29,
che a Rivolto viene estratta dalla "pancia" del C-130 dell'Aeronautica
militare partito dall'aeroporto Chkalowsky di Mosca, rappresentano i
resti di tutti i caduti in Russia nella seconda guerra mondiale. Per
volere del Generale di Brigata, Andrea Caso, Comandante militare
regionale, la cerimonia di ieri ha assunto una veste rigorosamente
formale, con momenti di autentica commozione.
Schierate in pista ad accogliere il C-130 con le 380 salme, atterrato
puntualmente alle 10.15, c'erano le rappresentanze di tutti i reggimenti
di stanza in Friuli Venezia Giulia. Per i corpi armati dello Stato, la
Guardia di Finanza. E poi, le Crocerossine volontarie e un intero
reggimento di rappresentanti delle Associazioni combattentistiche. A
rappresentare le istituzioni civili, l'assessore comunale di Udine,
Franco Della Rossa. Assente invece l'onorevole Collino di An, che aveva
assicurato la sua presenza. L'apice della cerimonia quello degli onori
militari e religiosi ai resti dei 380 caduti, recuperati da una fossa
comune a Valuikj, nell'ansa del fiume Don. Avvolta da una grigia
foschia, un'urna, a rappresentarle tutte, viene condotta in spalla da
sei alpini e preceduta dal cappellano del Sacrario di Redipuglia, don
Severino Morandini, fino al centro dell'area in cui si svolge la
cerimonia. Su di essa, veglia il picchetto dell'11° Reggimento
Bersaglieri e della Fanfara della Brigata Alpina "Julia", che esegue la
marcia funebre di Chopin. Al grido dei bersaglieri "onore ai caduti", i
labari delle associazioni combattentistiche e d'arma si levano in aria e
sulle note della canzone del Piave il generale Caso, il comandante del
2° stormo di Rivolto, colonnello Emilio Rossi, il vicepresidente
nazionale Unirr (unione italiani reduci Russia) Luigi Casale, e il
reduce Luigi Venturini, depongono una corona d'alloro sull'urna.
Le urne sono quindi state trasferite al Tempio Ossario di Cargnacco.
Lungo l'itinerario, la carovana si è fermata presso i municipi di
Mortegliano e Pozzuolo del Friuli per ricevere gli onori delle autorità
cittadine e il saluto della gente. Ecco i nomi noti Mario Carrossino (Sant'Olcese,
Ge); Mario Delle Donne (Granozzo con Ponticello, No); Massimo Massaggia
(Camaiore, Lu); Giacomo Patrito (Cuneo); Guglielmo Pelle (San Sebastiano
Curone,Al); Arturo Pellegrino (Borgo San Dalmazzo, Cn); Alvaro Raggi
(Forlì); Vincenzo Rebora (Serra Riccò, Ge); Luigi Rosano (Busca, Cn);
Giovanni Testa (Bra, Cn). Caduti noti non identificati: Giuseppe Carena
(Cuneo); Giovanni Garrone (Cuneo).
Silva Dorigo
articolo pubblicato
sul Gazzettino del 28/10/2006


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