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Notizie
varie
L'8°
alpini si gemella con la fondazione
Don Gnocchi
«Amis, ve racomandi la mia
baracca...».
La "baracca" che don Carlo Gnocchi raccomandava in punto di morte, è
oggi una fondazione Onlus con oltre 3100 posti letto, 3700 operatori, 28
centri sparsi in 9 regioni italiane e un'attività a livello mondiale per
l'assistenza e la cura delle sofferenze, specialmente rivolta ai
bambini.
Il 28 febbraio 1956 si chiudevano gli occhi di don Carlo, ma si aprivano
quelli di due bimbi ciechi a cui aveva donato le cornee. Un gesto non
solo di nobile solidarietà, ma anche precursore della donazione degli
organi in Italia.
L'8° reggimento alpini della Julia, comandato dal colonnello Massimo
Panizzi, in questo periodo natalizio ha concretizzato un significativo
gemellaggio con la fondazione Don Gnocchi, impegnandosi in una serie di
iniziative per aiutare concretamente le attività di solidarietà e in
particolare il centro per il recupero dei bambini disabili di Mostar, in
Bosnia, dove l'8° ha svolto con grande professionalità e umanità un
periodo della missione internazionale di pace. Anche don Carlo Gnocchi
era un alpino. Lombardo di San Colombano al Lambro, classe 1902, fu
ordinato sacerdote negli anni Venti e nel 1936 venne nominato assistente
spirituale all'istituto Gonzaga.
Scoppiata la seconda guerra mondiale non volle abbandonare i suoi
ragazzi, ma fece di tutto, anche contro la volontà dei suoi superiori
per farsi inviare al fronte con loro. Indossò la penna nera del
battaglione Val Tagliamento, Divisione Julia, e condivise con i suoi
ragazzi il fronte greco-albanese, quello croato e montenegrino.
Un'esperienza che lo segnò decisamente, ritornato in Patria battè le
valli alla ricerca delle famiglie dei caduti per portare conforto e
soprattutto ai figli delle penne mozze.
Nel 1942 tornò a indossare la divisa, con la divisione Tridentina partì
per la Russia dove si meritò la medaglia d'argento al valor militare per
la sua incessante opera di soccorso e conforto ai moltissimi feriti, ai
prigionieri e ai moribondi. Rientrato in Italia si dedicò completamente
all'opera di solidarietà nei confronti dei mutilati di guerra,
soprattutto dei bambini, i "mutilatini di don Gnocchi".
Crebbe così la "baracca" e alla sua morte fu aperto il processo di
beatificazione, chiuso dal cardinale Carlo Maria Martini nel 1992 e
subito dopo partì la proposta di santificazione.
Valori d'alpinità, di solidarietà, di amor di patria, che le penne nere
della Julia, della sezione Ana e dell'associazione "Fuarce Cividat"
hanno voluto rendere evidenti con questo gemellaggio, formalizzato in
consiglio comunale a Cividale tra il presidente della Fondazione Don
Gnocchi, monsignor Angelo Bazzari e il comandante dell'8° Reggimento
Alpini, colonnello Massimo Panizzi, davanti al sindaco Attilio Vuga.
Nel Duomo di Cividale è stata poi celebrata una Messa presieduta da
monsignor Eugenio Binini (vescovo di Massa Carrara) e concelebrata da
monsignor Bazzari, monsignor Genero, don Albino (cappellano dell'8°
Reggimento Alpini ) e da ex-cappellani militari della Julia.
In serata, al teatro Ristori, si è svolto un momento commemorativo sul
tema "Sofferenza, solidarietà e speranza",
dedicata al cinquantesimo anniversario della morte di don Gnocchi, che
ha visto la presenza di Maria Giovanna Elmi e Mario Cobellini, in veste
di presentatori, del comandante della Julia, generale Claudio Mora, con
interventi di Michele Mirabella (conduttore Rai), Toni Capuozzo
(vicedirettore Tg 5 Mediaset), monsignor Eugenio Binini (vescovo di
Massa Carrara), Furio Honsell (Rettore Università di Udine), Guido
Bertolaso (Capo dipartimento Protezione Civile Nazionale) e monsignor
Angelo Bazzari (presidente Fondazione Don Gnocchi).
E' intervenuto il Coro Alpino Monte Nero di Cividale.
Umberto Sarcinelli
articolo pubblicato
sul Gazzettino del 30/12/2006


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