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Il
tenente Rodolfo Rossetti
Nacque
a Latisana il 27 agosto 1894, figlio di Eufemia ed Ermanno Rossetti. Frequentò
la scuola Industriale di Vicenza diventando direttore elettro-meccanico.

Nella
motivazione della decorazione con medaglia d’argento al Valore si legge: “Perché
alla testa di pochi Arditi con mirabile slancio attaccava un forte trinceramento
nemico e vi penetrava per primo. Ferito mortalmente, continuava ad incitare i
suoi uomini con nobili parole”.
Le
spoglie mortali del tenente Rossetti giacciono nella cappella di famiglia, nel
cimitero di Latisana, dove vennero traslate nell’immediato dopoguerra.
Così
scrive di lui il capitano Alliaud Carlo, comandante della 151ª Compagnia del
Battaglione Antelao e suo superiore:
“…
Mentre ritto sulla trincea incitava i Suoi all’attacco con fervore di lotta e
con sprezzo del pericolo, veniva colpito alla testa sopra l’occhio destro da
una fucilata sparata quasi a bruciapelo da un sergente Austriaco e cadeva oltre
la trincea conquistata. Le sue ultime parole erano: Avanti Alpini, Avanti
Alpini!”.
Successivamente, in un’altra lettera, il capitano Alliaud scriveva:
“…Quando giunse la barella con la povera salma eravamo in una valletta tutti fermi nell’attesa: essa fu subito attorniata dai soldati muti con il cappello in mano. …Ufficiali e soldati guardavano colle lagrime agli occhi, rigidi sull’attenti, irrigiditi dal dolore”.
Ma per capire meglio chi era il tenente Rossetti riportiamo due sue lettere scritte ai genitori:
“6
marzo 1917 … ieri sera sono stato di pattuglia. La cosa è divertentissima. Ci
siamo avvicinati ai posti Austriaci, vestiti in bianco per non essere scorti
sulla neve: come vedete qui si fanno mascherate anche fuori stagione. Avevamo
portato con noi delle bottiglie che abbiamo coscienziosamente vuotate e prima di
ritirarci ci siamo dati cura di porle ben bene in vista sopra un cumulo di neve.
Perciò
stamattina quei signori erano di pessimo umore; viste le tracce della nostra
passeggiata si sfogavano a tirare su quei poveri fiaschi innocentissimi. Ciò vi
dica che qui non manca il buon umore…”.
Lettera
scritta a matita dal tenente Rodolfo Rossetti poche ore prima di partire per il
fatidico attacco:
“Carissimi,
sono forse le ultime due righe che vi scrivo. Parlo per un’avanzata non molto
allegra, dalla quale è difficile possa scampare. Farò il mio dovere di
soldato. Per voi tutti il mio ultimo ed affettuoso saluto. Invoco la vostra
benedizione. Vi bacio con tenerezza”.
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